Interviste

(4 febbraio 2014)
2.
Intervista di Federica Forlini su Scrittevolmente da:

(Recensione + Intervista) Placebo, 20 years -La Rosa e la Corda di Francesca Del Moro

Ciao Francesca, grazie per la disponibilità e soprattutto per aver finalmente dato ai fans italiani i mezzi per conoscere al meglio una band che divide da sempre l’opinione pubblica. Ricordo ancora quando anni fa cercai disperatamente una biografia dei Placebo e in tutta la libreria li conosceva un commesso solo, per poi fare spallucce e aggiungere dopo una lunga ricerca che l’ultimo scritto su di loro era fuori commercio da un pezzo.

Oltre la volontà di riempire codesta spaventosa lacuna letteraria (imperdonabile oserei dire) e di ringraziare questo gruppo straordinario, cosa ti ha spinta in quest’impresa? Qual è stata la molla, la ragione più profonda che ti ha fatta scattare, per convincerti ad uscire dal guscio e provare?

Penso che il nostro naturale istinto di esseri umani ci renda protettivi e pronti a difendere chi amiamo. Man mano che approfondivo la conoscenza di questo gruppo cercando di recuperare il tempo perduto (mi sono realmente interessata ai Placebo solo a partire dal 2009) provavo un crescente fastidio verso le parole sprezzanti e strafottenti usate contro di loro da buona parte della stampa di settore e anche da molti appassionati di musica. Così è nato in me il desiderio di far sentire una voce diversa.

Brian Molko: questo Oscar Wilde dei nostri tempi, nipote d’arte di Bowie nonché una guida per i reietti. Questo poeta maledetto che per molti richiama L’Albatros di Baudelaire. Poco capito specialmente in Italia, ricordato soprattutto per aver rotto una chitarra a Sanremo e nient’altro.

Pensi che il nostro bel paese sia finalmente pronto per lasciarsi contagiare dalla loro magia, o che debba in qualche modo sbloccarsi da troppi pregiudizi?

Non credo che il nostro Paese abbia particolari pregiudizi. La storia della musica, come quella di ogni altra forma d’arte, è un susseguirsi di mode. I Placebo hanno conquistato l’attenzione internazionale nella seconda metà degli anni 90 e l’hanno perduta, per motivi che nulla hanno a che vedere con il loro talento. La ricezione superficiale della loro musica non è un fenomeno soltanto italiano e difficilmente riusciranno a riconquistare il rispetto che meritano. L’ultimo album, “Loud Like Love”, tocca a mio parere la vetta della loro arte e ciononostante è stato perlopiù stroncato e messo in ridicolo dalla stampa. La band stessa non è esente da responsabilità: scelte sbagliate in merito ai singoli e ai video, la partnership con la Mercedes, i giochini a premi per i fan e gli innumerevoli espedienti commerciali da tempo offuscano la loro immagine di artisti.

Presumo che non ti opporresti affatto se io definissi la loro musica arte. Qual è a parer tuo il requisito fondamentale dell’arte per essere definita tale?… […]

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(30  ottobre 2013)
1.
Il poeta e scrittore Alessandro Brusa intervista in anteprima Francesca Del Moro da:PLACEBO “20 YEARS” – La Rosa e la Corda e Intervista all’autrice Francesca Del Moro

1. Perché i Placebo?

Perché ho ricevuto talmente tanto dalla loro arte, a livello emotivo, intellettuale ed esistenziale, che mi è venuta voglia di ricambiare. Una biografia italiana su di loro non esisteva (a parte quella di Arcana, ormai vecchia di dieci anni) e così ho pensato di scriverla io.

2. Qual è il ruolo dei Placebo nella storia della musica Rock?

La storia della musica, così come ci viene raccontata dalla stampa più accreditata, è un avvicendarsi di mode. La forza dei Placebo sta proprio nell’impossibilità di posizionarli: sfuggono a tutte le etichette, andando per la loro strada e infischiandosene della moda del momento. Più che nella storia del rock, rivestono facilmente un ruolo nelle storie personali di chi li ascolta, grazie alla passione e alla vulnerabilità che sono i tratti salienti della loro musica.

3. Da ex groupie di una rock band mi ha colpito molto la prefazione di Teho Teardo; credo che aggiunga al tuo libro l’adrenalina della dimensione backstage vissuta da qualcuno coinvolto sia emotivamente sia professionalmente. Era quello che ti aspettavi? Come hai fatto a coinvolgerlo in questo progetto?

Anche la musica di Teho Teardo … […]

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Una risposta a “Interviste

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